Voglio raccontarvi la storia di un grande atleta Jesse Owens il quale era un uomo di colore nato in Alabama nel settembre del 1913.

Egli partecipò alle Olimpiadi di Berlino del 1936, vincendo 4 medaglie d’oro nei 100 e 200 metri piani, nel salto in lungo e nella staffetta 4 x 100.

Un altro atleta italiano di nome Maffei, mancò di vincere per un soffio, ma fu un testimone oculare sulle presunte mancate congratulazioni da parte di Hitler verso Owens.

Quando l’atleta venne convocato dalla Federazione sportiva Americana, gli venne comunicato che avrebbe partecipato alle Olimpiadi di Berlino; Jesse rimase perplesso e titubante consapevole delle leggi razziali in Europa e soprattutto gareggiare al cospetto di Hitler! Ma tant’è che partì.

Quando tutti gli atleti entrarono nello stadio per la presentazione, il pubblico si alzò in piedi in un tripudio di applausi ed ovazioni anche al passaggio di Owens il quale rimase sbalordito ed incredulo.

Alla fine della sua fantastica prestazione, Hitler volle congratularsi personalmente con gli atleti. Si alzò dalla tribuna, andò verso Owens salutandolo col saluto nazista (braccio destro alzato), l’atleta allungò la mano verso Hitler il quale abbassò il braccio per tendergliela a sua volta ma in quell’esatto momento Owens (che faceva parte dell’esercito Americano), salutò Hitler con il classico saluto militare.

Le parole dell’atleta italiano Maffei furono: “a questo punto, decidete voi chi non diede la mano a chi”.

Ma la testimonianza più significativa fu quella dello stesso Owens il quale descrive tutto nelle sue memorie: ” The Jesse Owens story“.

Egli racconta che passando davanti alla tribuna per entrare negli spogliatoi, il cancelliere tedesco lo fissò alzandosi e agitando la mano in segno di saluto che l’atleta ricambiò; nessuna ostilità quindi ma solo molta ammirazione verso un grande campione.

L’atleta afferma con un forte disappunto che colui che lo snobbò, fu l’allora presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt il quale evitò di incontrarlo né gli mandò mai un telegramma.

Questo avveniva nell’America democratica, una democrazia razzista perchè proprio li in quel paese, c’era la segregazione razziale e Jesse tutto questo lo sapeva fin da quando era bambino; conosceva benissimo e sulla sua pelle cos’era il razzismo in America.

Se voleva mangiare al ristorante non poteva entrare perchè quei tavoli erano riservati solo agli atleti bianchi, gli atleti di colore fuori “perchè erano negri”.

E quante persecuzioni ed omicidi contro la “sporca razza negra” il tutto in quel paese così “democratico”.

Per ottenere il diritto di voto Jesse dovette aspettare il 1968; la sua popolarità iniziò nel 1976 quando il presidente repubblicano Gerald Ford gli consegnò la medaglia presidenziale della libertà.

Adolf Hitler non era il male assoluto, troppo comodo guardare solo in quella direzione e troppo scomodo raccontare la verità.

Rita Usai (collaboratrice per il blog Il mondo di Tea).

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